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Nardò, Meravigliosa Città Messapica

Nardò, Città Messapica

A Sud-Ovest di Lecce, a pochi km dallo Jonio, sorge Nardò ed è il maggior centro del Salento dopo il capoluogo. Città antichissima d’origine messapica, fu municipio romano com nome di Neretum e fu attraversata dalla Via Traiana-Appia o Augusta Salentina. Tra le prime del Salento ad essere conquistata da Belisario e Narsete, rimase sotto il dominio bizantino ininterrottamente fino al XI secolo nonostante le invasioni dei Goti, degli Ungari e dei Saraceni. Questi ultimi nel 901 la saccheggiarono completamente. Nel 1055 fu espugnata dal Normanno Goffredo che vi costituì un ducato con vasto feudo che comprendeva ventiquattro casali, oggi quasi tutti scomparsi. Per proteggerla dai Saraceni che frequentemente sbarcavano dalla marina di Santa Maria al Bagno minacciando Nardò, i Normanni la fortificarono cingendola di mura ed erigendovi un castello, oggi completamente scomparso e su cui ruderi, più tardi, sorse l’antico convento francescano sito sulla mia per Avetrana, presso Porta Santa Teresa. I Normanni introdussero il rito latino, ma accanto a questo il rito greco sopravvisse fino al XV secolo.
Nel 1212 ne divennero feudatari i Gentile. Dopo la morte di Federico II Nardò rimase fedele agli Svevi. Nel 1270 fu dei Tuzzianico, nel 1283 dei Cotigni e qualche anno dopo dei Cinardo, nel 1292 fu di Filippo, figlio del re Carlo D’Angiò.
Nella seconda metà del XIV secolo Nardò passò ai Del Balzo, poi ai Sanseverino e successivamente agli Orsini del Balzo , Principi di Taranto fino al 1415, quando tornò ai Sanseverino e successivamente ancora agli Orsini del Balzo con Giovanni Antonio. Nel 1480 fu presa dai Turchi e nel 1483 ne fu feudatario Egeberto del Balzo. Il 3 luglio del 1484 fu assalita dai Veneziani che, dopo aver espugnato Gallipoli, l’attaccarono violentemente. Dopo cinque giorni di strenua resistenza, improvvisamente Nardò si arrese e questo episodio della sua storia fu sempre occasione di polemiche tra gli studiosi in quanto per alcuni la resa fu indice di codardia, per altri invece fi determinata dalla mancanza di qualunque altra via di scampo.
Nel 1487 Nardò passò al Regio Demanio da cui fu venduta nel 1497 a Belisario d’Aragona, i cui successori la possedettero pare fino al 1806, anno della eversione della feudalità.
Sotto Belisario Nardò divenne il principale centro culturale del Salento ed ebbe accademie ed importanti scuole di studi letterari e filosofici.

Tra la fine del XV e l’inizio del XVI secolo Giovanni Antonio d’Aragona eresse l’attuale castello a pianta quadrangolare con poderosi torrioni a mandorla sporgenti agli spigoli, dei quali il più conservato è quello verso la via estramurale.
I Cornicione della parte più alta delle torri, lievemente aggettanti, poggiano su piccole mensole. Alcune decorazioni e fregi sono simili a quelli dei castelli di Otranto e di Corigliano. Un toro marcapiano lo cinge a pochi metri dal suolo. Il largo fossato che lo circondava è stato completamente riempito. L’ultimo Rimaneggiamento fu operato da Luciano Personnè per trasformarlo in residenza. Attualmente è sed municipale. Prima della costruzione del castello gli stessi Acquaviva avevano già rinsaldato le mura cittadine, munendole di diciotto torri, le quali solo tre rimangono in buono stato di conservazione.

Oggi, Nardò, per i suoi monumenti e per il suo barocco, può essere considerata una città d’arte: portali, cortili, cappelle, palazzi, chiese sono occasioni per una visita turistica. Particolare attenzione merita la Chiesa di San Domenico, il più importante monumento barocco della città. La facciata è in carparo scuro, come la maggior parte delle chiese erette nella zona ionica, ed è costituita da elementi che richiamano la facciata della Chiesa di Santa Croce a Lecce, con facciata in pietra leccese. All’interno la chiesa conserva una preziosa tela di un’importante pittore locale, A. D’orlando, e una corona e un baldacchino dorato. Caratteristico inoltre è il tempietto seicentesco detto “Osanna” che richiama fortemente un tempio l’antica liturgia orientale, ma che dalla sua edificazione venne utilizzato per la consacrazione nella Domenica delle Palme e per la benedizione delle campagne. “Hoc Osanna ad Dei cultum a fundamentis aere erigendum curarunt Octavius Theotinus et Lupus Antonius Dimitri Sindaci 1603” è ciò che è stato inciso sul cornicione di questo bellissimo tempietto.

Continuando a passeggiare per le vie di Nardò si è colpiti soprattutto per le numerose chiese e la Chiesa di Sant’Antonio da Padova un esempio di sobrietà. Fu edificata alla fine del XV secolo e, dopo la caccia degli ebrei ad opera del conte Belisario Acquaviva, fu costruito un convento per i Frati Minori di Osservanti sul sito dove prima sorgeva l’antica sinagoga.

Unica piò essere definita la Chiesa di San Giuseppe (1757) che ricorda la chiesa di San Matteo di Lecce per la sfarzosa facciata a tamburo. Davvero tante sono le chiese rimante e tra le più importanti è la Cattedrale in stile romanico normanno, costruita tra il 1080 e il 1088 su una preesistente chiesa brasiliana dedicata a Santa Maria di Nerito. Al suo interno vi è una statua lignea del Crocefissi Bizantino (XII – XIII secolo). Splendidi gli affreschi e gli altari finemente intagliati. Sembra uno scrigno nel quale sono custodite opere di artisti famosi.

Piazza Calandra è considerata il punto più importante della città ed una delle più belle piazze del Salento. Al centro è situata la Guglia dell’Immacolata, eretta nel 1769 e alta 19 metri. Nella stessa piazza è possibile ammirare il Sedile che risale alla seconda metà del ‘500, coronato dalle statue di Santi, un tempo sede del governo della città, poi sede della guardia borbonica e successivamente della guardia nazionale. Oggi ospita il circolo cittadino. Particolarmente importante è la Fontana del Toro, realizzata da Michele Gaballo su progetto di Gino Gabrieli. La leggenda narra che un toro, simbolo della città, trovò l’acqua, di vitale importanza, per gli abitanti del luogo.
Magnifico è, tra i monumenti architettonici, il Palazzo della Pretura del XVIII secolo: esse presenta un elegante prospetto con un porticato e una loggia sovrastante. immediatamente accanto si trova la Torre dell’Orologio edificata tra il XV e il XVI secolo.

ALTRI MONUMENTI DA VISITARE A NARDO’:

Architetture religiose: Chiesa di San Domenico, Chiesa dell’Immacolata, Chiesa di Santa Chiara, Chiesa Beata Vergine Maria del Carmelo, Chiesa di Santa Maria della Purità,  Chiesa di San Trifone, Chiesa di Santa Teresa, Cripta di Sant’Antonio Abate, Madonna della Grottella

Altre Strutture Religiose: Seminario Vescovile
Architetture civili: Teatro Comunale, Palazzo dell’Università, Palazzo Chiodo, Palazzo De Pandi, Palazzo Il Mignano, Palazzo Personè, Palazzo Tafuri, Palazzo Vescovile
Altri Palazzi Storici e Masserie
Masserie: Masseria Bellanova, Masseria Brusca, Masseria Carignano Grande, Masseria Giudice Giorgio, Masseria Il Console, Masseria Rotogaleta, Masseria Sciogli, Masseria Trappeto
Ville: Villa Saetta, Villa Vescovile, Villa Taverna, Villa Vaglio Massa oggi Caputo, Villa Cristina oggi De Benedittis, Villa Personnè, Villa Vetere (oggi Venturi), Villa di Porto selvaggio, Villa Tafuri, Villa Del Prete(1912), Villa G. Zuccaro (oggi De Mitri 1928), Villa Muci (oggi Fonte 1896), Acquario del Salento
Architetture militari: Castello Acquaviva,
Torri costiere: Torre del Fiume di Galatena, Torre Santa Caterina, Torre Santa Maria dell’Alto, Torre Uluzzo o Crustano, Torre Inserraglio o Critò, Torre Sant’Isidoro, Torre Squillace
Altro: Giardino Botanico Storico “Villa Comunale”
Aree naturali: Parco di Porto Selvaggio e Palude del Capitano
Reperti Archeologici: Sito archeologico di Serra Cicora, Insediamento portuale di età messapica e repubblicana, Insediamento rupestre delle “Tagliate”
Musei: Museo della Memoria e dell’Accoglienza, Museo del Mare, Museo Archeologico dei Ragazzi, Museo del Mosaico, Museo Diocesano, Museo Didattico di Preistoria, Museo della Civiltà Contadina e delle Tradizioni Popolari – Nardò Sparita
Biblioteche: Biblioteca Comunale Achille Vergari, contiene circa 75.000 volumi di diverse epoche, Biblioteca del Centro regionale servizi educativi e culturali. CRSEC LE/41, contiene circa 15.000 volumi.

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