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    Caseddhi del Salento, Pajare o Furnieddhi

    I Caseddhi del Salento

    Disseminati per il Salento, immersi in un mare di natura, nei boschi della macchia mediterranea, tra le chiome fitte degli ulivi secolari, che fanno da cornice al reale patrimonio rurale presente sul territorio, si scorge un paesaggio fatto di pietra: muretti a secco, dolmen, menhir, caseddhi o furnieddhi o ancora pajare, a seconda della posizione geografica.
    Quest’ultimi piccoli complessi di architettura rurale altro non erano che tipiche costruzioni a “secco” e servivano come depositi per gli attrezzi agricoli e, in caso di pioggia, come rifugio per i contadini. Sono di forma troncopiramidale e troncoconica composta da pietre ricavate dallo spietramento dei terreni per renderli coltivabili e quindi, tutte irregolari. La costruzione di queste architetture rurali, si basa sul principio di incastro e sovrapposizioni di cerchi concentrici, chiuse alla fine da una grande lastra posta sul tetto che fungeva da chiave di volta. Con questo gioco di giri concentrici e d’incastro, la muratura può raggiungere anche i due metri di spessore per cui d’estate, l’interno del piccolo “casolare”, è molto fresco.
    Solo lungo tutta la fascia delle Serre, sulla fascia ionica, ne sono stati censiti più di 400.

     

    Potete visitarle voi stessi, durante una vostra passeggiata nelle campagne salentine. Chiedete al proprietario di poter accede, lui sarà ben contento di farvela visitare e, magari, di raccontarvi una storia o un aneddoto.



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